Sotto Assedio By Kakhaber Bonnie e Stella compiono un massacro per sfuggire alla cattura. Ispirato dalle storie di osbolik La polizia aveva scoperto uno dei nascondigli usati dalle due pericolosissime ladre: l’appartamento di Stella era al terzo piano di una elegante palazzina in centro città. Il piano era quella di catturare Stella con una squadra SWAT e portarla in un carcere piccolo e in apparenza poco sorvegliato. In realtà sarebbe stata una trappola nella quale attirare Bonnie. Lei infatti avrebbe certamente cercato di liberare la sua complice, come aveva già fatto in precedenza: stavolta però ci sarebbero stati invece numerosi poliziotti nascosti pronti a catturarla e spedirla con Stella in un carcere di massima sicurezza . La polizia sorvegliava da giorni i movimenti del palazzo ma abilmente Bonnie si era introdotta senza essere vista e aveva passato diversi giorni insieme a Stella. Una notte Bonnie si alzò dal letto, sentendo rumori sospetti. Si appoggiò alla porta d’ingresso dell’appartamento e attraverso lo spioncino vide confermati i suoi sospetti: gli agenti della squadra SWAT stavano facendo sgomberare tutto il loro piano. Svegliò subito Stella e prese il fucile da sotto il suo letto. Vestita solo con la sua biancheria intima, infilò le sue scarpe col tacco alto, e aprì lentamente la porta, sporgendosi appena per vedere la situazione: la loro vicina, una bella signora di mezza età, stava avanzando in vestaglia verso gli agenti con le mani in alto spaventata. Era l’ultima inquilina a essere rimasta in quel piano, a parte loro. Bonnie colse al volo l’occasione: si tuffò in mezzo al corridoio sdraiandosi a pancia in giù e con precisione millimetrica sparò tra le gambe della donna squarciando il suo vestito e colpendo alle gambe i due agenti più lontani nel corridoio. Altri due corsero subito in avanti buttando a terra la donna ma furono presi a fucilate da Bonnie che si era rapidamente alzata in piedi. Colpiti mortalmente alla gola, i due agenti caddero sopra la donna stesa a terra prona, rimasta miracolosamente illesa. Gli ultimi due agenti SWAT rimasti in piedi nel corridoio, colti alla sprovvista, indietreggiarono rapidamente cercando riparo ma caddero uccisi sotto i colpi di Bonnie che, presa dall’adrenalina, continuava a pompare il fucile e sparare nella loro direzione avanzando lungo il corridoio. Quando arrivò alla fine del corridoio, vicino all’ascensore, le munizioni erano ormai esaurite, ma non erano più necessarie: su quel piano non c’erano più altri agenti. Bonnie gettò il fucile a terra e rimase un attimo a osservare la scena: ai suoi piedi erano accasciati i due poliziotti appena uccisi a fucilate. Non lontano da lei erano a terra i due agenti feriti alle gambe che strisciavano e si lamentavano; più avanti, a qualche metro dall’appartamento di Stella, c‘era ancora la donna con la vestaglia tutta sollevata e due agenti riversi sopra di lei, uno sulla schiena, l’altro sulle gambe e il sedere. Bonnie restò un attimo a guardare divertita la sua vicina che gridando aiuto cercava disperatamente e inutilmente di liberarsi dei corpi che le stavano sopra. Era tempo di dedicarsi agli altri due feriti nel corridoio. Camminò lentamente verso di loro: la videro arrivare disarmata, solo in biancheria intima e con tacchi alti. Il primo, sdraiato su un fianco in mezzo al corridoio, si prese un calcio fortissimo che gli ruppe il collo. L’altro intanto cercava disperatamente di strisciare verso la sua pistola: sorridendo Bonnie si avvicinò ancheggiando sensualmente verso di lui. Con il tacco gli schiacciò la mano e con un calcio lo girò supino. La donna si posizionò con i suoi piedi ai due lati della testa, guardandolo dall’alto in basso con le mani sui fianchi in modo da fargli ammirare la muscolatura delle gambe su fino all’inguine. Gli appoggiò per un attimo la suola della scarpa destra alla faccia come per prendere la mira, poi lentamente alzò la gamba destra e lo colpì con violenza inaudita in testa con il piede a martello, sfondandogli il cranio con il tacco, appena sopra il naso. Raccolse un mitra da terra e prese tutti i caricatori, infilandoseli nel reggiseno e nelle mutandine. Intanto la donna a terra era riuscita a girarsi supina e, spingendo e scalciando furiosamente, era riuscita a liberarsi dei corpi. Bonnie corse verso di lei, l’aiutò ad alzarsi e insieme entrarono nell’appartamento della donna rimasto aperto. Bonnie la legò e a imbavagliò al letto. Poi tornò all’ingresso e sporgendo leggermente il braccio, sparò all’impazzata verso la fine del corridoio con il mitra, tenendo così lontano gli altri poliziotti che stavano sopraggiungendo. La polizia non aveva ancora realizzato che Stella non era sola in casa e non era stata lei a massacrare gli agenti nel corridoio. Nonostante la squadra d’assalto fosse già stata quasi dimezzata da Bonnie, l’azione non si arrestò. Il resto della squadra SWAT si calò allora dal tetto ed entrò sfondando la finestra del bagno all’interno dell’appartamento di Stella, credendo di prendere la donna alle spalle. Ma Stella non era fuori nel corridoio, bensì nascosta in un armadio della sua camera da letto. Sentì gli agenti entrare e cercare dappertutto, sfondando le porte delle stanze e mettendo a soqquadro la sua abitazione. Uno di loro era rimasto da solo a sorvegliare la camera da letto e non si accorse di Stella che, dietro di lui, uscì dall’armadio senza far rumore. Si mise esattamente dietro alle sue spalle, gli afferrò l’elmetto con entrambe le mani e con un movimento rapido gli girò violentemente la testa rompendogli il collo. Lo tenne in piedi per la testa qualche secondo e lo spinse poi sul letto impedendogli di far rumore con la caduta. Gli tolse il mitra e avanzò lentamente verso l’anticamera: due agenti erano in piedi all’ingresso e sparavano verso l’altro appartamento dove Bonnie stava rispondendo al fuoco. In quel momento alle loro spalle arrivò Stella. Fecero appena in tempo a girarsi e vederla comparire in biancheria intima nera, collant e scarpe con tacchi alti, e con uno dei loro mitra in mano. “salve ragazzi” disse lei e sparò a raffica su di loro senza lasciare scampo. Poi si affacciò in salotto e urlando sparò all’impazzata, fino a esaurire il caricatore. Erano rimasti due agenti a terra, solo uno ancora si muoveva. Avanzò verso di lui quando improvvisamente si sentì afferrare a una caviglia e poi un braccio si avvolse intorno alla coscia. Uno degli agenti era solo ferito e da terra si stava aggrappando a lei. Guardandolo disgustata si liberò di lui con una ginocchiata in faccia e con il tacco lo colpì con forza al collo, ripetutamente, fino a romperlo. Intanto il poliziotto ferito era uscito dalla stanza. Stella lasciò il salotto e lo seguì: stava gattonando lungo lo stretto corridoio che portava all’anticamera e quindi all’uscita. Stella corse verso di lui e da dietro gli saltò sopra, stringendogli la testa tra le cosce. Tenendolo bloccato così, appoggiò le mani alle due pareti del corridoio per sostenersi e fece un brusco movimento con il bacino che spezzò il collo all’agente. Lo lasciò andare e tornò in salotto appena in tempo per vedere uno dei poliziotti sbucare improvvisamente da dietro un divano. Stella ebbe i riflessi pronti però e lo investì con un’interminabile raffica di proiettili che lo fece balzare all’indietro contro la vetrina di una credenza. Urlando, Stella continuò a sparargli addosso fino a esaurire il caricatore. L’agente rimase in piedi qualche secondo, come sostenuto per la testa da una mano invisibile, poi cadde pesantemente faccia a terra sul pavimento pieno di vetri rotti. Bonnie ruppe il silenzio irreale entrando nell’appartamento e guardandosi attonita intorno. C’erano i corpi degli agenti SWAT ovunque: Bonnie ne scavalcò due accasciati l’uno sull’altro all’ingresso. Un altro era sdraiato nel corridoio con il collo rotto. In salotto altri due corpi. Stella le disse che un sesto era in camera da letto, morto. Bonnie corse da stella, le due donne si abbracciarono e si baciarono in mezzo al salotto devastato. Bonnie si guardò intorno: dei membri della squadra d’assalto, sei erano stato uccisi nel corridoio e altrettanti in casa di Stella. Ma ne mancavano due. Le donne si guardarono un attimo e impugnarono i loro mitra. Stella rimase all’ingresso a sorvegliare il corridoio, ma non c’era nessuno. Gli altri poliziotti erano sulle scale tra un piano e l’altro e non osavano più avanzare fino al corridoio, dopo il massacro che si era verificato. Bonnie girò per le stanze in cerca degli altri agenti. Quando si era capito che Stella non era sola, non c’era più tempo per richiamare gli ultimi due agenti della squadra che dovevano prendere alle spalle Stella impegnata a sparare nel corridoio. I due si erano già calati dal tetto. La fune era però scivolata troppo in basso e dovettero perdere molto tempo prima di risalire fino all’altezza della finestra del bagno. Bonnie si accorse della fune e si nascose dietro alla tendina della vasca che si trovava proprio di fianco alla finestra. Quando scorse il primo agente balzare dentro al bagno passò all’attacco: uscì dalla tendina e gli saltò addosso. Con un’esperta manovra, gli afferrò la gola con una mano facendo pressione nel punto giusto. L’agente stramazzò a terra svenuto. Stava per prendergli il mitra ma il secondo si era già arrampicato, ed era inginocchiato sulla cornice della finestra. Bonnie non perse tempo: lo afferrò per le spalle cercando di buttarlo giù. L’uomo a sua volta si aggrappò a lei, prendendola per il collo. Con la mano sinistra la donna riuscì a sganciare la fune alla quale era ancora attaccato. Poi gli mise la mano destra sulla faccia e spinse con tutta la forza che aveva, buttandolo giù nel vuoto. Si sdraiò a terra per riprendersi un po’ e, vedendo l’agente privo di sensi a terra, ebbe un’idea su come uscire da quella situazione. Intanto ora avevano due ostaggi e potevano guadagnare tempo. Tempo che sarebbe servito per attuare il piano per scappare… Bonnie e Stella trascinarono il loro prigioniero nel salotto, gli tolsero elmetto, passamontagna e giubbotto antiproiettile. Dopo avergli assestato una buona dose di calci, lo alzarono in piedi. Stella gli bloccava le braccia da dietro mentre Bonnie si piantò davanti a lui, vicinissima al suo viso. Guardandolo negli occhi gli strinse le palle con ferocia e poi disse a Stella di lasciarlo andare. L’agente cadde a terra e rimase lì contorcendosi per il dolore. Quando si fu calmato, Bonnie gli mise le mani dietro alla schiena e lo ammanettò mentre Stella era andata in camera da letto. Bonnie si sedette sul divano e fece inginocchiare l’agente davanti a lei. Minacciandolo con la pistola puntata alla testa, costrinse l’uomo a leccarla in mezzo alle gambe. Bonnie poi gli chiuse le cosce attorno alla testa e incrociò le caviglie dietro alla sua schiena tenendolo bloccato in quella posizione. Stella tornò da loro con un enorme fallo di gomma allacciato intorno alla vita. Stella si inginocchiò dietro all’uomo, gli abbassò i pantaloni e iniziò a penetrarlo lentamente con il fallo, sorridendo all’amica. Dopo qualche minuto Stella afferrò il prigioniero saldamente per i fianchi e iniziò a violentarlo con forza mentre Bonnie continuava a farsi leccare. Dopo essere venuta mollò la morsa delle gambe mentre Stella si staccava da lui e si toglieva il fallo. Bonnie spinse giù sul pavimento il prigioniero e, facendosi aiutare dalla complice, lo trascinarono in cucina. Lo salutarono e lasciarono l’appartamento. Le due si spostarono dalla loro vicina e trascinarono dentro due agenti uccisi da Bonnie nel corridoio. Li spogliarono entrambi e si misero le loro divise addosso, poi uscirono di nuovo e si sdraiarono a terra immobili nel bagno di Stella, fingendosi agenti rimasti uccisi nella sparatoria.. Passata un’ora entrarono in azione altre due squadre d’assalto lanciando nel corridoio e poi dentro l’appartamento di Stella delle granate stordenti. Ovviamente trovarono solo cadaveri e l’ostaggio, trovato in cucina ammanettato e stordito dalle granate. Le due ricercate dovevano per forza essere nell’appartamento di fronte, abitato dalla donna che era rimasta coinvolta nella sparatoria. Mentre gli agenti si posizionarono davanti alla porta d’ingresso, altri poliziotti e paramedici iniziarono a sgomberare il piano dai cadaveri. Le donne, approfittando del momento di confusione, quando non videro nessuno nei paraggi, si rialzarono e si diressero verso l’uscita. Nel salotto ora c’erano solo soccorritori e una barella per l’unico sopravvissuto,. Quando lo caricarono, Bonnie e Stella accompagnarono un medico e la barella con il ferito lungo il corridoio, pieno di agenti pronti a entrare dalla loro vicina. Tutti guardarono il ferito e non fecero molto caso ai due agenti SWAT che lo accompagnavano verso l’ascensore. Presero insieme l’ascensore e poi uscirono dal palazzo. La squadra fece irruzione nell’appartamento alcuni minuti più tardi ma non trovò traccia delle due donne. Nella camera da letto trovarono solo la proprietaria, nuda, imbavagliata e legata al suo letto, in preda a una crisi isterica. Due agenti SWAT morti, nudi, erano sdraiati accanto a lei.. Bonnie e Stella entrarono nell’ambulanza e chiusero le porte. Il medico si rivolse loro per protestare ma Bonnie gli tappò subito la bocca e gli puntò la pistola alla testa, mentre l’ambulanza partiva. Gli fece cenno di stare zitto e lo tenne sotto tiro fino a che passarono per una strada poco trafficata. I due paramedici seduti davanti a un certo punto udirono uno sparo e accostarono immediatamente il veicolo. Scesero e corsero subito verso il retro. Quando spalancarono le porte, cadde ai loro piedi il corpo del medico, ucciso da un colpo di pistola alla testa. Alzarono lo sguardo e fecero appena in tempo a vedere due agenti SWAT in piedi sull’ambulanza con i mitra in mano, puntati contro di loro. Prima che potessero reagire, i due misteriosi agenti spararono raffiche brevi che uccisero i due paramedici. Stella scese e si mise al volante mentre Bonnie decise di rimanere dietro: la sparatoria e la carneficina nell’appartamento di Stella l’avevano terribilmente eccitata. Mentre l’ambulanza ripartiva chiuse le porte e si girò verso il suo prigioniero. Il poliziotto aveva appena ripreso conoscenza e credeva di essere ormai al sicuro, diretto verso l’ospedale. Si accorse di essere stato immobilizzato con le cinghie della barella. Vide sopra di lui l’agente SWAT togliersi il giubbotto antiproiettile e aprire la cerniera della tuta dalla quale comparirono due seni rigogliosi. Con crescente orrore, vide Bonnie cominciare con calcolata lentezza a togliersi i guanti, l’elmetto e il passamontagna, seguiti dai pantaloni e dagli stivali, fino a rimanere solo in biancheria intima.. L’agente era immobilizzato sulla barella e non poteva fare nulla tranne che ammirare il fisico scolpito della donna che aveva sterminato la sua squadra. Il sudore che la ricopriva contribuiva a metterne in risalto la muscolatura. Sorridendo maliziosamente, Bonnie lasciò cadere a terra reggiseno e mutandine e con un balzo saltò sulla barella. Rimase seduta sopra l’agente e guardandolo negli occhi iniziò a massaggiarlo nelle parti intime. In condizioni normali avrebbe già avuto un’erezione poderosa ma, sia per la paura sia per i dolori che sentiva, il corpo non rispose allo stimolo. Bonnie se ne accorse subito e iniziò a strangolarlo a mani nude mentre allo stesso tempo ondulava il bacino sfregandosi contro di lui. Dopo qualche minuto i movimenti di Bonnie e lo strangolamento causarono l’effetto sperato. La donna a quel punto gli aprì i pantaloni e abbassò le mutande liberando il pene completamente eretto. Lo accolse dentro di sé delicatamente e dopo averlo cavalcato con movimenti lenti, iniziò a muoversi sempre più velocemente, scopandolo con foga, allo stesso tempo schiaffeggiando l’uomo con violenza, graffiandogli il petto con le unghie e sputandogli in faccia. Dopo l’orgasmo, Bonnie rimase sdraiata sopra di lui per riprendere fiato. Poi, gli tenne il viso premuto sul seno, soffocandolo leggermente, per ottenere un’altra erezione. Continuò a scoparlo per tutto il tragitto, soffocandolo o strangolandolo tra una pausa e l’altra. Stella parcheggiò l’ambulanza vicino a un piccolo aeroporto. Quando aprì le porte, Bonnie si stava rivestendo, ormai il suo prigioniero era esausto e non era più in grado di soddisfarla. Le due donne lasciarono il parcheggio e si diressero velocemente verso un piccolo magazzino, uno dei loro rifugi, dove tenevano armi, soldi e vestiti. Avevano ancora le divise SWAT addosso ma tenevano il viso scoperto. Quando si sentirono ormai al sicuro all’interno del loro magazzino, si gettarono l’una sull’altra piangendo e tenendosi a lungo abbracciate, confortandosi a vicenda dopo lo scampato pericolo. Tenendo stretta a sé la complice, Bonnie si accorse di qualcosa di grosso e duro che premeva contro di lei.Sorpresa,si staccò per un attimo e la tastò in mezzo alle gambe: si accorse che Stella, evidentemente prima di fingersi morta nel bagno assieme a lei, si era rimessa il fallo di gomma. Bonnie sorrise a Stella mentre iniziavano a spogliarsi...